(ex?) zitella... ex precaria!

mercoledì 20 maggio 2015

Giornalisti d'assalto e precari stagionati

Manifestazione di docenti contro la "Buona scuola". Sono lì con un drappello di colleghi quando si avvicina un giornalista: sta cercando un insegnante "precario stagionato" da intervistare.
Gli indicano un collega precario: "No, lui è troppo giovane, non c'è un precario stagionato?".
Gli indicano un altro collega, assunto in ruolo quest'anno ma con lunga esperienza di precariato. Ma anche lui a quanto pare non è abbastanza stagionato.
A quel punto si rivolge a me:
 "Lei è precaria?". No, sono di ruolo, rispondo seccamente.
"E quanti anni è stata precaria prima di entrare in ruolo?" Pochi, alla faccia tua.
"Posso intervistarla?".
No, brutto cafone. Stagionato sarai tu.

martedì 19 maggio 2015

Risposta alla mail di Renzi agli insegnanti

Gentile Matteo Renzi,
 rispondo, punto per punto, alla mail da lei inviata a tutti gli insegnanti italiani, tra cui la sottoscritta.

I.              Assumiamo oltre centomila precari
Non sono nuove assunzioni: sono insegnanti qualificati, abilitati, vincitori di concorso, che da anni (decenni?) lavorano nelle scuole venendo licenziati a giugno e assunti a settembre. Questo oltre a penalizzare gli studenti (che cambiano professori ogni anno), è illegale. Quindi non state facendo un regalo, state semplicemente mettendo fine a una situazione di illegalità, come sancito anche da diverse sentenze. Queste assunzioni non sono parte di una riforma, sono un obbligo legale.

II.            Bandiamo un concorso per altri 60 mila posti il prossimo anno. Messa la parola fine alle graduatorie a esaurimento si entra nella scuola per concorso. Ma i concorsi vanno fatti, non solo promessi. Altrimenti si riparte da capo.
 I concorsi non servono a niente se poi i vincitori non vengono assunti. Dovete ancora finire di assumere i vincitori del concorso del 2012. Inoltre dovete ancora finire di assumere gli insegnanti delle graduatorie a esaurimento, i quali non si trovano lì per diritto divino, ma perchè a loro volta hanno superato concorsi, esami di Stato, selezioni. 
Ha senso bandire un concorso quando ci sono graduatorie ancora valide?

 
III.           Mettiamo circa quattro miliardi sull'edilizia scolastica. Ancora non sono sufficienti a fare tutto, ma sono un bel passo in avanti
"Non sono sufficienti a fare tutto" vuol dire che anche l'anno prossimo potrò usare solo metà aula perchè il resto non è agibile (piastrelle che saltano, intonaco che cade)?



IV.          Diamo più soldi agli insegnanti. Possiamo discutere sui criteri con cui applicare il merito, ma questi soldi non possono essere dati in parti uguali a tutti.
I calcoli fatti dai sindacati mostrano che anche l'insegnante più meritevole riceverà aumenti di stipendio inferiori a quelli (già miseri) che riceve attualmente.
Si potrebbe discutere sui criteri, ma allora perchè sono già stati stabiliti nel testo della legge?


V.           Attuiamo l'autonomia. Dopo anni di ritardi completiamo il disegno dell'autonomia attribuendo libertà educativa e progettuale alle singole scuole e impedendo alle circolari ministeriali di governare in modo centralistico gli istituti. Si rafforzano responsabilità (e conseguenti valutazioni) del dirigente scolastico che non è certo uno sceriffo ma un primus inter pares dentro la comunità educativa.
Molte scuole nemmeno ce l'hanno il preside, visto che il dirigente ha la titolarità su due scuole. 
Inoltre, ammesso che il preside ci sia, siamo sicuri che abbia la preparazione adatta per fare il manager? In base a quale criterio avrebbe queste competenze?


VI.          Realizziamo la vera alternanza scuola-lavoro.
 Si fa già da anni negli indirizzi tecnici e professionali.


VII.         Educhiamo cittadini, non solo lavoratori. L’emergenza disoccupazione giovanile va combattuta. Ma compito della Buona Scuola non è solo formare lavoratori: è innanzitutto educare cittadini consapevoli. Per questo reintroduciamo spazio per la musica, la storia, l’arte, lo sport. E valorizziamo la formazione umanista e scientifica.
Ci stiamo provando già da anni. Ma concretamente, cosa vuol dire "reintrodurre spazio"? Aumentare le ore? Rifare i programmi? Scritto così non vuol dire niente. 

VIII.       Affidiamo a deleghe legislative settori chiave. Ci sono temi su cui da decenni si aspetta un provvedimento organico e che finalmente stanno nelle deleghe previste dal testo. In particolar modo un maggiore investimento sulla scuola 0-6 e gli asili nido, sulla semplificazione normativa, sul diritto allo studio, sulla formazione iniziale e l’accesso al ruolo degli insegnanti.
Una riforma della scuola serve, ma non si fa dall'oggi al domani. Si parte da un'analisi delle criticità e dei bisogni, si costituisce una commissione di studio, si avvia una sperimentazione, si fa una valutazione degli esiti e solo a quel punto si fa una riforma; ma per questo ci vogliono del tempo, degli esperti e una vera partecipazione. La "Buona scuola" invece è un testo arraffazzonato in fretta e furia da gente incompetente, per far vedere che il governo sta facendo qualcosa, possibilmente in tempo per le prossime elezioni regionali.


Sorvolo sui toni altamente autocelebrativi della sua mail.
La sua "riforma" non tocca minimamente i nodi critici della scuola, non risponde ai suoi bisogni reali e non produrrà alcun miglioramento. Anzi, crea i presupposti per una differenziazione tra scuole di serie A e scuole di serie B. Crea una situazione di precarietà a vita, visto che ogni tre anni si aprirà una specie di "calciomercato" in cui i presidi si potranno procacciare i migliori insegnanti, giudicati "migliori" sulla base di non si sa quale criterio. Insegnanti ultrasessantenni potranno essere messi a insegnare materie diverse dalla propria, madri di famiglia potranno essere spedite a centinaia di chilometri di distanza da casa. Le scuole non potranno fare programmi a lungo termine, visto che ogni tre anni il loro organico cambierà. Con buona pace per la progettualità e la continuità didattica.
In classe, se mi rendo conto che nessuno ha capito niente, rispiego la lezione usando parole e metodi diversi.
Lei continua a dire che le proteste derivano dal fatto che noi insegnanti, studenti, genitori non capiamo la sua geniale riforma. Ma se 200.000 persone hanno tutte capito male, non le viene il dubbio che forse non si è proprio spiegato bene bene?



giovedì 14 maggio 2015

Lettera di Renzi agli insegnanti

Ieri nella mia casella di posta elettronica è arrivata una mail di Matteo Renzi.
Se state crepando d'invidia e di curiosità perchè voi non siete insegnanti e non l'avete ricevuta, provvedo a copiarla e incollarla qui sotto.
Si accettano suggerimenti per la risposta.


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Gentilissime e gentilissimi insegnanti,
oggi per la prima volta dopo undici trimestri il PIL italiano torna a crescere. È un risultato di cui dovremmo essere felici, dopo anni di recessione. Ma personalmente credo non basti questo dato: l'unica strada per riportare l'Italia a crescere è investire sulla scuola, sulla cultura, sull'educazione. Non ci basta una percentuale del PIL, ci serve restituire prestigio e rispetto alla scuola.
Stiamo provando a farlo ma purtroppo le polemiche, le tensioni, gli scontri verbali sembrano più forti del merito delle cose che proponiamo di cambiare. Utilizzo questa email allora per arrivare a ciascuno di voi e rendere ragione della nostra speranza: vogliamo restituire centralità all'educazione e prestigio sociale all'educatore. Vogliamo che il posto dove studiano i nostri figli sia quello trattato con più cura da chi governa. Vogliamo smetterla con i tagli per investire più risorse sulla scuola. In una parola, vogliamo cambiare rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi. Dopo anni di tagli si mettono più soldi sulla scuola pubblica italiana.
L'Italia non sarà mai una superpotenza demografica o militare. Ma è già una potenza superculturale. Che può e deve fare sempre meglio. Per questo stiamo lavorando sulla cultura, sulla Rai, sul sistema universitario e della ricerca, sull'innovazione tecnologica. Ma la scuola è il punto di partenza di tutto. Ecco perché crediamo nel disegno di legge che abbiamo presentato e vogliamo discuterne il merito con ognuno di voi.
Intendiamoci. Non pensiamo di avere la verità in tasca e questa proposta non è “prendere o lasciare”. Siamo pronti a confrontarci. La Buona Scuola non la inventa il Governo: la buona scuola c'è già. Siete voi. O meglio: siete molti tra voi, non tutti voi. Il nostro compito non è fare l'ennesima riforma, ma metterci più soldi, spenderli meglio e garantire la qualità educativa.
Per questo con il progetto La Buona Scuola:
I.              Assumiamo oltre centomila precari. Ovviamente chi non rientra nell'elenco si lamenta, quelli del TFA non condividono l'inclusione degli idonei del 2012, quelli della GAE chiedono di capire i tempi, quelli del PAS fanno sentire la propria voce. Tutto legittimo e comprensibile. Ma dopo anni di precariato, questa è la più grande assunzione mai fatta da un Governo della Repubblica. E non è vero che ce l'ha imposta la Corte di Giustizia: basta leggere quella sentenza per capire che la Corte non ci ha certo imposto questo.
II.            Bandiamo un concorso per altri 60 mila posti il prossimo anno. Messa la parola fine alle graduatorie a esaurimento si entra nella scuola per concorso. Ma i concorsi vanno fatti, non solo promessi. Altrimenti si riparte da capo.
III.           Mettiamo circa quattro miliardi sull'edilizia scolastica. Ancora non sono sufficienti a fare tutto, ma sono un bel passo in avanti, grazie anche all'operazione Mutui BEI che vale circa 940 milioni di euro. Costruire una Buona Scuola passa anche dai controsoffitti e dagli infissi, non solo dalle previsioni normative. É il più grande investimento in edilizia scolastica mai fatto da un Governo della Repubblica.
IV.          Diamo più soldi agli insegnanti. Ci sono 40 milioni di euro per la vostra formazione. A questi si devono aggiungere 500 euro netti a testa per la Carta del Professore: musica, libri, teatro, corsi per pagare ciò che ritenete utile per aiutarvi nella vostra crescita culturale. E ci sono 200 milioni di euro per il merito. Possiamo discutere sui criteri con cui applicare il merito, ma questi soldi non possono essere dati in parti uguali a tutti.
V.           Attuiamo l'autonomia. Dopo anni di ritardi completiamo il disegno dell'autonomia attribuendo libertà educativa e progettuale alle singole scuole e impedendo alle circolari ministeriali di governare in modo centralistico gli istituti. Si rafforzano responsabilità (e conseguenti valutazioni) del dirigente scolastico che non è certo uno sceriffo ma un primus inter pares dentro la comunità educativa.
VI.          Realizziamo la vera alternanza scuola-lavoro. Abbiamo il 44% di disoccupazione giovanile e un preoccupante tasso di dispersione scolastica. Segno evidente che le cose non funzionano. Replichiamo le esperienze di quei Paesi come Germania, Austria e Svizzera che già sono presenti sul territorio nazionale in Alto Adige con il sistema duale, puntando a un maggior coinvolgimento dei ragazzi nelle aziende e ad un rafforzamento delle loro competenze.
VII.         Educhiamo cittadini, non solo lavoratori. L’emergenza disoccupazione giovanile va combattuta. Ma compito della Buona Scuola non è solo formare lavoratori: è innanzitutto educare cittadini consapevoli. Per questo reintroduciamo spazio per la musica, la storia, l’arte, lo sport. E valorizziamo la formazione umanista e scientifica.
VIII.       Affidiamo a deleghe legislative settori chiave. Ci sono temi su cui da decenni si aspetta un provvedimento organico e che finalmente stanno nelle deleghe previste dal testo. In particolar modo un maggiore investimento sulla scuola 0-6 e gli asili nido, sulla semplificazione normativa, sul diritto allo studio, sulla formazione iniziale e l’accesso al ruolo degli insegnanti.
Ho letto tante email, appassionate, deluse, propositive, critiche. Mi hanno aiutato a riflettere, vi sono grato. Leggerò le Vostre risposte se avrete tempo e voglia di confrontarvi. Da subito posso fare chiarezza su alcune voci false circolate in queste settimane:
-       Le aziende non hanno alcun ruolo nei consigli di Istituto;
-       I giorni di vacanza non si toccano:
-       Nessuno può essere licenziato dopo tre anni;
-       Il preside non può chiamare la sua amica/amico, ma sceglie tra vincitori di concorso, in un ambito territoriale ristretto.
        
C'è un Paese, l'Italia, che sta ripartendo. Con tutti i nostri limiti abbiamo l'occasione di costruire un futuro di opportunità per i nostri figli. Sciuparla sarebbe un errore. Conosco per esperienza di padre, di marito, di studente l'orgoglio che vi anima, la tenacia che vi sorregge, la professionalità che vi caratterizza. Mentre scrivo sul computer scorrono nella mente i volti e i nomi dei professori che mi hanno accompagnato come credo accada spesso a ciascuno di voi: le storie di chi all'elementare Rodari, alla media Papini, al Liceo Dante si è preso cura della formazione mia e dei miei compagni di classe. Un professore collabora alla creazione della libertà di una persona: è veramente una grande responsabilità. Vi chiedo di fare ancora di più: darci una mano a restituire speranza al nostro Paese, discutendo nel merito del futuro della nostra scuola. Il nostro progetto non è “prendere o lasciare” e siamo pronti a discutere. Ma facciamolo nel merito, senza la paura di cambiare. L'Italia è più forte anche delle nostre paure.

Aspetto le Vostre considerazioni.
Intanto, buon lavoro in queste settimane conclusive dell'anno scolastico.
Molto cordialmente,

Matteo Renzi

giovedì 7 maggio 2015

La prof con la pentola in mano

All'indomani dello sciopero del 5 maggio, rientro a scuola.
"Prof, l'abbiamo vista ieri con la pentola in mano!"
In ciascuna delle mie classi, c'è un gruppetto di alunni che mi ripete la stessa frase.
Ultima ora, mi mandano a fare supplenza in una classe che non conosco. E anche lì, a fine lezione un gruppetto di ragazze mi avvicina: "Scusi prof, ma lei ieri per caso era al corteo con una pentola in mano?"

A quanto pare mi ha vista tutta la scuola.
Confesso che in fondo mi fa piacere, ero convinta che loro avrebbero approfittato dello sciopero per andare al mare, invece scopro con soddisfazione che alcuni hanno preso il pullman per andare in città e partecipare alla manifestazione. E questa cosa della professoressa che gira per la città con pentola e cucchiaio li ha proprio colpiti.

martedì 5 maggio 2015

Buona scuola?

Oggi ho fatto sciopero.
Da quando lavoro come insegnante, non avevo mai visto una cosa del genere: si parla di un'adesione del 70%, ma l'impressione era ancora maggiore. Oggi, per un giorno, le scuole si sono fermate del tutto.
Certo, c'è chi non ha aderito allo sciopero, ma l'atmosfera nelle scuole era comunque surreale.

Sono stata in piazza, armata di pentola e cucchiaio per fare rumore.
Ho incontrato colleghi e colleghe di tutte le scuole in cui ho insegnato negli scorsi anni.
Ho salutato dei miei alunni dell'università e futuri insegnanti in formazione.
Parlando con una collega, le ho raccontato che Renzi ha dichiarato "Non basteranno tre fischi  a fermarmi".
La collega mi ha risposto "Allora facciamogliene quattro". Ovvio.
E' stato uno di quei momenti, nella vita, in cui senti che stai facendo la cosa giusta.



giovedì 16 aprile 2015

Beata te che hai tempo...

Beata te che hai tempo di leggere.
Beata te che hai tempo di fare sport.
Beata te che hai tempo di controllare se le notizie su facebook sono bufale.

Segnalo che la giornata dura 24 ore per tutti. Quello che puoi fare è decidere come utilizzarle.
Per non rovinarmi il fegato, ho preso una solenne decisione. D'ora in poi ignorerò selvaggiamente i "beata te che hai il tempo di" pronunciati da chiunque faccia una delle seguenti cose:
- stirare calzini e mutande
- condividere minchiate su facebook
- guardare le fiction rai.

Mi insegna una cara amica, nonché lettrice fedele (ciao!) che si può essere madre, lavorare, coltivare le proprie passioni in casa e fuori casa, e trovare anche il tempo per invitare a cena gli amici.
Se però anziché fare queste cose tu preferisci rimbecillirti davanti alla tv guardando "La donna velata" mentre stiri le mutande, è una tua libera scelta.


martedì 14 aprile 2015

Formazione neoassunti: il foglio firme

Ieri primo incontro di formazione per i docenti neoassunti in anno di prova.
Che poi, che senso abbia fare un anno di prova a gente che come minimo insegna da 10 anni non si capisce bene, ma si sa, dobbiamo imparare a essere "professionisti riflessivi", al passo coi tempi, capaci di creare un clima di apprendimento friendly e fare tanto cooperative learning, peer to peer, brainstorming, scaffholding.

Siamo convocati a piccoli gruppi: circa 450 alla volta. Praticamente l'appuntamento è in una sala grande quanto uno stadio.
Alle ore 16 entra il formatore, saluta e ci chiede di uscire per firmare il foglio firme. Una marea umana si alza e si accalca verso il banchetto all'uscita. Passa mezz'ora e la fila ancora non accenna a diminuire.
Allora il formatore ha un'idea innovativa: rientrate tutti, faremo girare il foglio durante la lezione.
Il corso dura 3 ore, durante le quali il foglio firme è avvistato sporadicamente a sinistra, poi a destra, poi davanti, poi salta indietro. Il formatore parla ma qualcuno inizia a lamentarsi: e se il foglio firme non arriva in tempo? Il formatore inizia a strillare: ma insomma, cercate di sbrigarvi, non tenetevi il foglio mezz'ora.
Peccato che il geniale formatore abbia trascurato un semplice calcolo: sul foglio firme, dopo aver trovato la pagina giusta bisogna non solo firmare, ma anche scrivere la propria mail e il numero di telefono. Ottimisticamente, uno molto svelto impiegherà almeno un minuto.
1 minuto per 450 persone sono sette ore e mezza.

Ormai si sono fatte le 19. Quelli che insegnano al serale sono andati via urlando e consegnando al formatore delle autocertificazioni per attestare la propria presenza. La gente strilla, il formatore strilla.

Poi finalmente un barlume di buonsenso: il foglio firme, che poi in realtà è un plico di 20 pagine, viene smembrato e i fogli vengono allineati in ordine alfabetico sul bordo del palco. Le persone si dividono in file a seconda della propria lettera iniziale del cognome. Tempo 10 minuti e l'operazione si conclude.

Mi avvio all'uscita, pensando che se vengo qui a imparare come deve comportarsi un insegnante, sono in una botte di ferro.
Mi consola solo una cosa: sono a piedi, quindi mi evito il maxi-ingorgo di 400 auto per uscire dal parcheggio. Credo che qualcuno, a 24 ore di distanza, sia ancora lì. O forse, quel qualcuno è rimasto lì per tenersi il posto ed essere il primo della fila per il prossimo foglio firme.

Maleducazione e bisogni primari

Negli ultimi anni ho sempre più sviluppato una convinzione: la prima causa di maleducazione tra gli adolescenti è la convinzione di poter fare sempre ovunque qualsiasi cosa.

Sono a una conferenza suoll'Olocausto in aula magna e mi viene fame? No problem, estraggo un pacchetto di patatine e mi metto a sgranocchiare.
In mezzo alla lezione ho voglia di qualcosa di buono? Chiedo di andare in bagno e rientro con il bicchierino della cioccolata calda in mano. Già che ci sono, rientrando lancio anche gli spiccioli al mio compagno che se la andrà a prendere dopo di me.
E se ho voglia di una sigaretta? Semplice, chiedo di andare in segreteria e rientro in classe che puzzo come una ciminiera.
Devo allacciarmi la scarpa? Facile, metto un piede sul banco in mezzo alla lezione, così non devo chinarmi. Magari lo appoggio pure sul libro, che fa spessore. 


Oggi era previsto un incontro con la psicologa. Per evitare interruzioni, la ricreazione si anticipa: 20 minuti di pausa per essere "mangiati, bevuti e pisciati" e resistere 2 ore senza uscire dall'aula. Avviso:vi porto al bar, chi deve andare in bagno ci vada, chi vuole prendere qualcosa alle macchinette lo faccia, ora o mai più. Passano i 20 minuti, torniamo in aula e li consegno alla psicologa.
Dopo due minuti, vedo quattro dei miei alunni davanti alle macchinette del caffè. Alle mie lamentele rispondono "Prof, ma io DEVO prendere il caffè". E non potevi prenderlo prima al bar, che ti ci ho portato apposta? "Ma  prof, io VOGLIO la cioccolata alla macchinetta". Ma porca miseria, perchè non l'hai presa prima, quando ti ho dato il tempo per farlo? E intanto, una psicologa è pagata (a orario) per stare in classe ad aspettare questi quattro ebeti che DEVONO prendersi il caffè.

Una settimana fa siamo andati a teatro. Quattro classi, totale oltre 100 ragazzini in fila camminano per raggiungere a piedi la sala. "Prof, possiamo fermarci che DEVO prendere le sigarette?". Certo, e 100 persone devono fermarsi al sole ad aspettare i comodi tuoi?

Buoni propositi per il prossimo anno: essere inflessibile. Si mangia solo a ricreazione. Si va in bagno solo a ricreazione. Ci si alza solo durante le pause.

Ma poi so già che i buoni propositi andranno in vacca. Perchè quando un tuo alunno ti chiede di andare in bagno, e tu gli rispondi che no, non ci può andare perchè la ricreazione è finita da 10 minuti, e lui ti dice che 10 minuti prima non gli scappava, ma adesso sì e se non può uscire la fa dentro una bottiglia, e vedi un compagno che gli allunga una bottiglietta vuota... all'improvviso capisci che potrebbe farlo veramente. E allora mandi alle ortiche i buoni propositi e lo lasci uscire. Queste sono le sconfitte dell'educazione.

sabato 21 marzo 2015

Gerarchie universitarie e aule d'esame - ricordi

Ho ripreso le mie (sporadiche) collaborazioni con l'università.
Adesso è arrivato il momento di fare gli esami, e per farli devo chiaramente avere a disposizione un'aula.
"Eh, ma è un problema, son tutte prenotate"
Va bene, ma allora? Potete darmi uno sgabuzzino, un corridoio, uno studio preso a prestito per qualche ora? Mi sento come se stessi elemosinando un favore, avrei voglia di dire che non è colpa mia se ci sono gli esami e se io, essendo precaria, non ho uno studio mio dove poter interrogare gli studenti.
Alla fine interviene il superdirettore, che sbotta: "Ma insomma, non può mica mettersi a fare gli esami in cortile!".

E la memoria torna a un episodio di qualche anno fa, quando ero docente a contratto (= precaria).
Ero alle ultime sessioni prima della scadenza del contratto, ormai mi restavano solo pochi studenti, in quell'appello ne avevo 4.
L'aula era stata prenotata per tempo: un'auletta, praticamente un'anticamera della biblioteca. All'ora convenuta mi presento e trovo l'la stanza completamente sottosopra: il bibliotecario ha deciso di riordinare le scaffalature, quindi per cominciare aveva tirato giù tutti i libri. Faccio presente che io dovrei fare un esame, il che sarebbe un po' difficile se lui intanto continua a fare su e giù e spostare pacchi di riviste... Ovviamente, mi risponde di andare altrove. Ovviamente, non ci sono altre aule disponibili. Ovviamente, le studentesse sono allibite: "Ma scusi, non è più importante lei del bibliotecario? Non è più importante il nostro esame?". Ragazze, vi siete risposte da sole.
Come è finita quella volta? Dopo mezz'ora di peregrinazioni alla ricerca di un buco libero, ho deciso di fare l'esame nel cortile della facoltà, seduta a un tavolo da pic nic, circondata da studenti cannaioli e casinisti. Mentre interrogo, un tizio si avvicina e ci lascia dei volantini "Ragazze, venite a una festa studentesca?". Ecco, questo credo sia stato il momento più basso della mia carriera universitaria.

E stavolta, come è andata a finire? Il superdirettore grazie alla supersegretaria mi ha trovato un'aula per l'esame. Un'aula vera. Spero che la donna delle pulizie non decida di passare l'aspirapolvere proprio il giorno dell'esame: non vorrei avere la conferma che, nella scala gerarchica accademica, lei viene prima di me.

martedì 10 febbraio 2015

Morte di un'amica

Una mia cara amica è morta ieri.
Era malata da molto tempo, stando ai medici non avrebbe nemmeno dovuto vivere tanti anni.
E invece lei ha vissuto più di dieci anni con la sua malattia, e in questi anni ha viaggiato, si è laureata, ha fatto arrestare una banda di truffatori, ha organizzato un concerto, ha ballato, ha colpito con la sua vitalità travolgente tutti quelli che l'hanno incontrata.
Ho avuto la fortuna di conoscerla e di essere sua amica
Ero abituata al fatto che lei stesse male, spariva per uno, due, tre mesi ma poi arrivava un messaggio, una telefonata: mi diceva che stava benissimo e aveva voglia di divertirsi, di uscire, o di mettersi a studiare per passare quell'esame...
Anche stavolta pensavo che sarebbe andata così, e non riesco a rendermi conto che non succederà più.
Ripenso a come viveva quando stava bene: faceva qualsiasi cosa le passasse per la testa, tanto magari tra un anno non sarebbe più stata qui, allora perchè farsi problemi?
Continuo a pensare che la vita andrebbe vissuta così, intensamente, facendo tutto ciò che desideriamo fare, pensando che domani potremmo non esserci più.
Grazie, amica.