Manifestazione di docenti contro la "Buona scuola". Sono lì con un drappello di colleghi quando si avvicina un giornalista: sta cercando un insegnante "precario stagionato" da intervistare.
Gli indicano un collega precario: "No, lui è troppo giovane, non c'è un precario stagionato?".
Gli indicano un altro collega, assunto in ruolo quest'anno ma con lunga esperienza di precariato. Ma anche lui a quanto pare non è abbastanza stagionato.
A quel punto si rivolge a me:
"Lei è precaria?". No, sono di ruolo, rispondo seccamente.
"E quanti anni è stata precaria prima di entrare in ruolo?" Pochi, alla faccia tua.
"Posso intervistarla?".
No, brutto cafone. Stagionato sarai tu.
mercoledì 20 maggio 2015
martedì 19 maggio 2015
Risposta alla mail di Renzi agli insegnanti
Gentile Matteo Renzi,
rispondo, punto per punto, alla mail da lei inviata a tutti gli insegnanti italiani, tra cui la sottoscritta.
I. Assumiamo oltre centomila precari.
Non sono nuove assunzioni: sono insegnanti qualificati, abilitati, vincitori di concorso, che da anni (decenni?) lavorano nelle scuole venendo licenziati a giugno e assunti a settembre. Questo oltre a penalizzare gli studenti (che cambiano professori ogni anno), è illegale. Quindi non state facendo un regalo, state semplicemente mettendo fine a una situazione di illegalità, come sancito anche da diverse sentenze. Queste assunzioni non sono parte di una riforma, sono un obbligo legale.
II. Bandiamo un concorso per altri 60 mila posti il prossimo anno.
Messa la parola fine alle graduatorie a esaurimento si entra nella
scuola per concorso. Ma i concorsi vanno fatti, non solo promessi.
Altrimenti si riparte da capo.
I concorsi non servono a niente se poi i vincitori non vengono assunti. Dovete ancora finire di assumere i vincitori del concorso del 2012. Inoltre dovete ancora finire di assumere gli insegnanti delle graduatorie a esaurimento, i quali non si trovano lì per diritto divino, ma perchè a loro volta hanno superato concorsi, esami di Stato, selezioni.
Ha senso bandire un concorso quando ci sono graduatorie ancora valide?
III. Mettiamo circa quattro miliardi sull'edilizia scolastica.
Ancora non sono sufficienti a fare tutto, ma sono un bel passo in
avanti
"Non sono sufficienti a fare tutto" vuol dire che anche l'anno prossimo potrò usare solo metà aula perchè il resto non è agibile (piastrelle che saltano, intonaco che cade)?
IV. Diamo più soldi agli insegnanti.
Possiamo discutere sui criteri con cui applicare il merito, ma
questi soldi non possono essere dati in parti uguali a tutti.
I calcoli fatti dai sindacati mostrano che anche l'insegnante più meritevole riceverà aumenti di stipendio inferiori a quelli (già miseri) che riceve attualmente.
Si potrebbe discutere sui criteri, ma allora perchè sono già stati stabiliti nel testo della legge?
V. Attuiamo l'autonomia.
Dopo anni di ritardi completiamo il disegno dell'autonomia attribuendo
libertà educativa e progettuale alle singole scuole e impedendo alle
circolari ministeriali di governare in modo centralistico gli istituti.
Si rafforzano responsabilità (e conseguenti valutazioni) del dirigente
scolastico che non è certo uno sceriffo ma un primus inter pares dentro la comunità educativa.
Molte scuole nemmeno ce l'hanno il preside, visto che il dirigente ha la titolarità su due scuole.
Inoltre, ammesso che il preside ci sia, siamo sicuri che abbia la preparazione adatta per fare il manager? In base a quale criterio avrebbe queste competenze?
VI. Realizziamo la vera alternanza scuola-lavoro.
Si fa già da anni negli indirizzi tecnici e professionali.
VII. Educhiamo cittadini, non solo lavoratori.
L’emergenza disoccupazione giovanile va combattuta. Ma compito della
Buona Scuola non è solo formare lavoratori: è innanzitutto educare
cittadini consapevoli. Per questo reintroduciamo spazio per la musica,
la storia, l’arte, lo sport. E valorizziamo la formazione umanista e
scientifica.
Ci stiamo provando già da anni. Ma concretamente, cosa vuol dire "reintrodurre spazio"? Aumentare le ore? Rifare i programmi? Scritto così non vuol dire niente.
VIII. Affidiamo a deleghe legislative settori chiave.
Ci sono temi su cui da decenni si aspetta un provvedimento organico e
che finalmente stanno nelle deleghe previste dal testo. In particolar
modo un maggiore investimento sulla scuola 0-6 e gli asili nido, sulla
semplificazione normativa, sul diritto allo studio, sulla formazione
iniziale e l’accesso al ruolo degli insegnanti.
Una riforma della scuola serve, ma non si fa dall'oggi al domani. Si parte da un'analisi delle criticità e dei bisogni, si costituisce una commissione di studio, si avvia una sperimentazione, si fa una valutazione degli esiti e solo a quel punto si fa una riforma; ma per questo ci vogliono del tempo, degli esperti e una vera partecipazione. La "Buona scuola" invece è un testo arraffazzonato in fretta e furia da gente incompetente, per far vedere che il governo sta facendo qualcosa, possibilmente in tempo per le prossime elezioni regionali.
Sorvolo sui toni altamente autocelebrativi della sua mail.
La sua "riforma" non tocca minimamente i nodi critici della scuola, non risponde ai suoi bisogni reali e non produrrà alcun miglioramento. Anzi, crea i presupposti per una differenziazione tra scuole di serie A e scuole di serie B. Crea una situazione di precarietà a vita, visto che ogni tre anni si aprirà una specie di "calciomercato" in cui i presidi si potranno procacciare i migliori insegnanti, giudicati "migliori" sulla base di non si sa quale criterio. Insegnanti ultrasessantenni potranno essere messi a insegnare materie diverse dalla propria, madri di famiglia potranno essere spedite a centinaia di chilometri di distanza da casa. Le scuole non potranno fare programmi a lungo termine, visto che ogni tre anni il loro organico cambierà. Con buona pace per la progettualità e la continuità didattica.
In classe, se mi rendo conto che nessuno ha capito niente, rispiego la lezione usando parole e metodi diversi.
Lei continua a dire che le proteste derivano dal fatto che noi insegnanti, studenti, genitori non capiamo la sua geniale riforma. Ma se 200.000 persone hanno tutte capito male, non le viene il dubbio che forse non si è proprio spiegato bene bene?
giovedì 14 maggio 2015
Lettera di Renzi agli insegnanti
Ieri nella mia casella di posta elettronica è arrivata una mail di Matteo Renzi.
Se state crepando d'invidia e di curiosità perchè voi non siete insegnanti e non l'avete ricevuta, provvedo a copiarla e incollarla qui sotto.
Si accettano suggerimenti per la risposta.
________________________________
Gentilissime e gentilissimi insegnanti,
oggi
per la prima volta dopo undici trimestri il PIL italiano torna a
crescere. È un risultato di cui dovremmo essere felici, dopo anni di
recessione. Ma personalmente credo non basti questo dato: l'unica strada
per riportare l'Italia a crescere è investire sulla scuola, sulla
cultura, sull'educazione. Non ci basta una percentuale del PIL, ci serve
restituire prestigio e rispetto alla scuola.
Stiamo
provando a farlo ma purtroppo le polemiche, le tensioni, gli scontri
verbali sembrano più forti del merito delle cose che proponiamo di
cambiare. Utilizzo questa email allora per arrivare a ciascuno di voi e
rendere ragione della nostra speranza: vogliamo restituire centralità
all'educazione e prestigio sociale all'educatore. Vogliamo che il posto
dove studiano i nostri figli sia quello trattato con più cura da chi
governa. Vogliamo smetterla con i tagli per investire più risorse sulla
scuola. In una parola, vogliamo cambiare rispetto a quanto avvenuto fino
ad oggi. Dopo anni di tagli si mettono più soldi sulla scuola pubblica
italiana.
L'Italia
non sarà mai una superpotenza demografica o militare. Ma è già una
potenza superculturale. Che può e deve fare sempre meglio. Per questo
stiamo lavorando sulla cultura, sulla Rai, sul sistema universitario e
della ricerca, sull'innovazione tecnologica. Ma la scuola è il punto di
partenza di tutto. Ecco perché crediamo nel disegno di legge che abbiamo
presentato e vogliamo discuterne il merito con ognuno di voi.
Intendiamoci.
Non pensiamo di avere la verità in tasca e questa proposta non è
“prendere o lasciare”. Siamo pronti a confrontarci. La Buona Scuola non
la inventa il Governo: la buona scuola c'è già. Siete voi. O meglio:
siete molti tra voi, non tutti voi. Il nostro compito non è fare
l'ennesima riforma, ma metterci più soldi, spenderli meglio e garantire
la qualità educativa.
Per questo con il progetto La Buona Scuola:
I. Assumiamo oltre centomila precari.
Ovviamente chi non rientra nell'elenco si lamenta, quelli del TFA non
condividono l'inclusione degli idonei del 2012, quelli della GAE
chiedono di capire i tempi, quelli del PAS fanno sentire la propria
voce. Tutto legittimo e comprensibile. Ma dopo anni di precariato,
questa è la più grande assunzione mai fatta da un Governo della
Repubblica. E non è vero che ce l'ha imposta la Corte di Giustizia:
basta leggere quella sentenza per capire che la Corte non ci ha certo
imposto questo.
II. Bandiamo un concorso per altri 60 mila posti il prossimo anno.
Messa la parola fine alle graduatorie a esaurimento si entra nella
scuola per concorso. Ma i concorsi vanno fatti, non solo promessi.
Altrimenti si riparte da capo.
III. Mettiamo circa quattro miliardi sull'edilizia scolastica.
Ancora non sono sufficienti a fare tutto, ma sono un bel passo in
avanti, grazie anche all'operazione Mutui BEI che vale circa 940 milioni
di euro. Costruire una Buona Scuola passa anche dai controsoffitti e
dagli infissi, non solo dalle previsioni normative. É il più grande
investimento in edilizia scolastica mai fatto da un Governo della
Repubblica.
IV. Diamo più soldi agli insegnanti.
Ci sono 40 milioni di euro per la vostra formazione. A questi si devono
aggiungere 500 euro netti a testa per la Carta del Professore: musica,
libri, teatro, corsi per pagare ciò che ritenete utile per aiutarvi
nella vostra crescita culturale. E ci sono 200 milioni di euro per il
merito. Possiamo discutere sui criteri con cui applicare il merito, ma
questi soldi non possono essere dati in parti uguali a tutti.
V. Attuiamo l'autonomia.
Dopo anni di ritardi completiamo il disegno dell'autonomia attribuendo
libertà educativa e progettuale alle singole scuole e impedendo alle
circolari ministeriali di governare in modo centralistico gli istituti.
Si rafforzano responsabilità (e conseguenti valutazioni) del dirigente
scolastico che non è certo uno sceriffo ma un primus inter pares dentro la comunità educativa.
VI. Realizziamo la vera alternanza scuola-lavoro.
Abbiamo il 44% di disoccupazione giovanile e un preoccupante tasso di
dispersione scolastica. Segno evidente che le cose non funzionano.
Replichiamo le esperienze di quei Paesi come Germania, Austria e
Svizzera che già sono presenti sul territorio nazionale in Alto Adige
con il sistema duale, puntando a un maggior coinvolgimento dei ragazzi
nelle aziende e ad un rafforzamento delle loro competenze.
VII. Educhiamo cittadini, non solo lavoratori.
L’emergenza disoccupazione giovanile va combattuta. Ma compito della
Buona Scuola non è solo formare lavoratori: è innanzitutto educare
cittadini consapevoli. Per questo reintroduciamo spazio per la musica,
la storia, l’arte, lo sport. E valorizziamo la formazione umanista e
scientifica.
VIII. Affidiamo a deleghe legislative settori chiave.
Ci sono temi su cui da decenni si aspetta un provvedimento organico e
che finalmente stanno nelle deleghe previste dal testo. In particolar
modo un maggiore investimento sulla scuola 0-6 e gli asili nido, sulla
semplificazione normativa, sul diritto allo studio, sulla formazione
iniziale e l’accesso al ruolo degli insegnanti.
Ho
letto tante email, appassionate, deluse, propositive, critiche. Mi
hanno aiutato a riflettere, vi sono grato. Leggerò le Vostre risposte se
avrete tempo e voglia di confrontarvi. Da subito posso fare chiarezza
su alcune voci false circolate in queste settimane:
- Le aziende non hanno alcun ruolo nei consigli di Istituto;
- I giorni di vacanza non si toccano:
- Nessuno può essere licenziato dopo tre anni;
- Il preside non può chiamare la sua amica/amico, ma sceglie tra vincitori di concorso, in un ambito territoriale ristretto.
C'è
un Paese, l'Italia, che sta ripartendo. Con tutti i nostri limiti
abbiamo l'occasione di costruire un futuro di opportunità per i nostri
figli. Sciuparla sarebbe un errore. Conosco per esperienza di padre, di
marito, di studente l'orgoglio che vi anima, la tenacia che vi sorregge,
la professionalità che vi caratterizza. Mentre scrivo sul computer
scorrono nella mente i volti e i nomi dei professori che mi hanno
accompagnato come credo accada spesso a ciascuno di voi: le storie di
chi all'elementare Rodari, alla media Papini, al Liceo Dante si è preso
cura della formazione mia e dei miei compagni di classe. Un professore
collabora alla creazione della libertà di una persona: è veramente una
grande responsabilità. Vi chiedo di fare ancora di più: darci una mano a
restituire speranza al nostro Paese, discutendo nel merito del futuro
della nostra scuola. Il nostro progetto non è “prendere o lasciare” e
siamo pronti a discutere. Ma facciamolo nel merito, senza la paura di
cambiare. L'Italia è più forte anche delle nostre paure.
Aspetto le Vostre considerazioni.
Intanto, buon lavoro in queste settimane conclusive dell'anno scolastico.
Molto cordialmente,
Matteo Renzi
giovedì 7 maggio 2015
La prof con la pentola in mano
All'indomani dello sciopero del 5 maggio, rientro a scuola.
"Prof, l'abbiamo vista ieri con la pentola in mano!"
In ciascuna delle mie classi, c'è un gruppetto di alunni che mi ripete la stessa frase.
Ultima ora, mi mandano a fare supplenza in una classe che non conosco. E anche lì, a fine lezione un gruppetto di ragazze mi avvicina: "Scusi prof, ma lei ieri per caso era al corteo con una pentola in mano?"
A quanto pare mi ha vista tutta la scuola.
Confesso che in fondo mi fa piacere, ero convinta che loro avrebbero approfittato dello sciopero per andare al mare, invece scopro con soddisfazione che alcuni hanno preso il pullman per andare in città e partecipare alla manifestazione. E questa cosa della professoressa che gira per la città con pentola e cucchiaio li ha proprio colpiti.
"Prof, l'abbiamo vista ieri con la pentola in mano!"
In ciascuna delle mie classi, c'è un gruppetto di alunni che mi ripete la stessa frase.
Ultima ora, mi mandano a fare supplenza in una classe che non conosco. E anche lì, a fine lezione un gruppetto di ragazze mi avvicina: "Scusi prof, ma lei ieri per caso era al corteo con una pentola in mano?"
A quanto pare mi ha vista tutta la scuola.
Confesso che in fondo mi fa piacere, ero convinta che loro avrebbero approfittato dello sciopero per andare al mare, invece scopro con soddisfazione che alcuni hanno preso il pullman per andare in città e partecipare alla manifestazione. E questa cosa della professoressa che gira per la città con pentola e cucchiaio li ha proprio colpiti.
martedì 5 maggio 2015
Buona scuola?
Oggi ho fatto sciopero.
Da quando lavoro come insegnante, non avevo mai visto una cosa del genere: si parla di un'adesione del 70%, ma l'impressione era ancora maggiore. Oggi, per un giorno, le scuole si sono fermate del tutto.
Certo, c'è chi non ha aderito allo sciopero, ma l'atmosfera nelle scuole era comunque surreale.
Sono stata in piazza, armata di pentola e cucchiaio per fare rumore.
Ho incontrato colleghi e colleghe di tutte le scuole in cui ho insegnato negli scorsi anni.
Ho salutato dei miei alunni dell'università e futuri insegnanti in formazione.
Parlando con una collega, le ho raccontato che Renzi ha dichiarato "Non basteranno tre fischi a fermarmi".
La collega mi ha risposto "Allora facciamogliene quattro". Ovvio.
E' stato uno di quei momenti, nella vita, in cui senti che stai facendo la cosa giusta.
Da quando lavoro come insegnante, non avevo mai visto una cosa del genere: si parla di un'adesione del 70%, ma l'impressione era ancora maggiore. Oggi, per un giorno, le scuole si sono fermate del tutto.
Certo, c'è chi non ha aderito allo sciopero, ma l'atmosfera nelle scuole era comunque surreale.
Sono stata in piazza, armata di pentola e cucchiaio per fare rumore.
Ho incontrato colleghi e colleghe di tutte le scuole in cui ho insegnato negli scorsi anni.
Ho salutato dei miei alunni dell'università e futuri insegnanti in formazione.
Parlando con una collega, le ho raccontato che Renzi ha dichiarato "Non basteranno tre fischi a fermarmi".
La collega mi ha risposto "Allora facciamogliene quattro". Ovvio.
E' stato uno di quei momenti, nella vita, in cui senti che stai facendo la cosa giusta.
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